Infortuni, Persone… Storie

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Quando si parla di infortuni sul lavoro, spesso si tratta un argomento sul quale non conviene molto soffermarsi, purtroppo oggi molti ancora pensano che questi accadano per fatalità o per circostanze avverse, per sfortuna.

I numeri sono cambiati e certamente non in meglio, non parlo solo del dato riferito all’indicazione dell’infortunio, dieci, cento, mille, ma al valore delle persone legate inevitabilmente all’infortunato, al numero dei risarcimenti, al numero delle giornate perse, all’ammontare delle sanzioni, delle giornate impegnate nei tribunali, al numero dei ricorsi, degli indennizzi, dei danni da inattività di aziende e persone che purtroppo non lavoreranno più, di persone che non saranno più in grado di fornire un contributo a questa società, purtroppo.

Tanti, troppi incidenti, nell’industria, in agricoltura ed edilizia, ci restituiscono dati allarmanti, costituiscono evidenza di come all’interno di settori trainanti per questo paese, la formazione, nuovi standard organizzativi e nuove tecnologie, non siano in grado di ridurre eventi gravissimi, nei confronti dei quali spesso non riusciamo neanche più ad indignarci.

I morti sul lavoro non conoscono età, giovanissimi alle prime armi ed adulti, incompetenti ed esperti, operai, artigiani e piccoli imprenditori, soggetti o meno alle prescrizioni di una legge che i lavoratori li tutela tutti, indistintamente.

Quando a lasciare il segno non sono gli infortuni mortali, bisogna gestire quelli che causano inabilità temporanea o permanente, ed infine le malattie professionali, le conseguenze che generano in assoluto i danni correlati di maggior entità.

“La colpa è del datore di lavoro, è del governo, è della crisi” queste le scuse che ancora oggi sono costretto ad ascoltare, prodotto frutto dell’ignoranza, della leggerezza e della superficialità di persone che non si sono mai fermate un momento a riflettere, persone spesso affetta da quella distorsione cognitiva che traveste una serie di condizioni favorevoli, in competenza e professionalità.

Purtroppo le più amare conseguenze sono e saranno sempre riconducibili all’uomo e alla sua condotta, sono e saranno sempre frutto della scarsa conoscenza e di una sistematica violazione delle regole, le più elementari regole di sicurezza.

Le evidenze sono contenute nelle statistiche sulle cause di accadimento degli infortuni, queste rivelano che circa l’83% degli infortuni è determinato da errori comportamentali e carenze organizzative, solo la rimanente percentuale è da attribuire a non conformità tecniche o cause accidentali.

È chiaro che al momento, per quanto sia possibile, avere le migliori tecnologie a disposizione serve veramente a poco se non abbiamo la cultura, la conoscenza e l’esperienza

Credo che sia necessario concentrarci sull’individuo, sui lavoratori ai quali possono essere attribuite le cause dirette degli incidenti.

E’ necessario progettare e sviluppare nuovi procedimenti ed implementare gli esistenti al fine di misurare con efficacia la propensione al rischio del singolo, partendo in primis da una analisi dei fattori soggettivi, che possono creare e favorire condizioni di pericolo, per poi agire sui fattori esterni contingenti.

Stimolare l’individuo ad approfondire la conoscenza, consentirà di comprendere e gestire le interferenze che impediscono ad ogni lavoratore di essere performante nella rispetto della propria condizione psicofisica.

Solo riducendo le interferenze interne ed esterne, riusciremo a far diminuire in modo apprezzabile gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, diversamente continueremo ad argomentare ed incolpare.

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