Quanto fai un lavoro che ti piace, che hai scelto e che sei in grado di gestire, per il quale hai competenze e capacità, nulla può farti desistere dal compierlo come si deve, senti il dovere di completare la missione, la sconfitta non è contemplata.
E’ altresì noto che fare un lavoro non allineato ai propri valori, induce ad avere una più elevata percezione di degli aspetti più spigolosi che lo caratterizzano.
Del mio lavoro conosco quasi tutti gli aspetti negativi, dico quasi perché probabilmente, atteso che dovrò lavorare ancora per molto tempo, certamente avrò occasione di incontrare nuove resistenze ed ostacoli, e se ciò non accadesse sarebbe un problema serio.
Sono stimoli, le insoddisfazioni, che arrivano senza pretese, sono insite nella professione, lasciano il segno, fanno preoccupare, perdere il sonno, a volte ammalare, insinuano continuamente il dubbio sull’operato svolto, sono ostacoli posti sui gradini di quella scala che va percorsa in tutta la sua altezza, che serve a spostarsi da una posizione “comoda” all’auto-realizzazione.
Sono interferenze, le insoddisfazioni, che possono essere gestite solo attraverso un allenamento mentale costante e rigoroso, che richiede una fatica di gran lunga superiore a quella necessaria per svolgere tecnicamente il compito assegnato.
Credo che tutto ciò valga tanto per me come per altri professionisti, imprenditori, consulenti, progettisti e perché no, infermieri, autisti, panettieri e muratori, vale per tutti quei lavori in cui inevitabilmente i rapporti con altri esseri umani rappresentano il minimo comune denominatore della professione che svolgono.
Svolgo un lavoro di pubblica utilità, a volte mi cercano, spesso arrivano a me per passaparola, incontro persone che nel migliore dei casi ha un solo problema da risolvere, altre invece che ti cercano solo per esprimere un giudizio tossico circa l’operato di altri professionisti, spesso colpevoli solo di non aver soddisfatto perverse aspettative.
Spesso, attraverso due chiacchiere conoscitive si instaura un minimo di empatia, indispensabile in questo tipo di professione, e subito dopo vengo travolto da questioni più o meno importanti e problemi, a dir loro causati sempre da altri, dal sistema.
Capita spesso di avere a che fare con chi sembra abitare su un altro pianeta, su un mondo utopico fatto ci assolute certezze e precisione assoluta, un luogo bellissimo ed ideale, meta teorica e irraggiungibile, che tale resterà fino al giorno in cui ci sarà popolata di esseri umani.
Ho decisamente a che fare con chi ha nella testa un suo modello, con chi costruisce le sue preferenze esimendosi dalla compressione di una realtà oggettiva e delle dinamiche che la modellano, convinto di avere l’innata capacità di gestire il suo percorso ideale, perseguibile e realizzabile a prescindere.
Da quel momento in poi, spesso anche da prima, i problemi del cliente diventano i miei, accoglierli, comprenderli e risolverli diventa la mia missione.
Per ogni persona o organizzazione inizia un processo di ricerca, ogni problema ha la sua soluzione, non esiste nulla di standardizzato, capire la causa che li ha generati è la prima cosa, trovare le soluzioni la successiva.
Ora il problema è mio, ragionamenti e pensieri non restano certamente chiusi in ufficio quanto mi congedo, spesso in tarda serata, mi seguono, invadono la mia vita personale, il mio tempo libero, mi inseguono anche di notte, alterando quel momento di grazia che ha il valore di un pieno di carburante per una macchina in riserva e che dovrà macinare altri chilometri solo poche ore più tardi.
Spesso chi ha bisogno di aiuto, oltre al problema mi porta anche le soluzioni, le sue, nella maggior parte dei casi “out of compliance”, o “fast food”, soluzioni effimere, utili solo a creare deviazioni e interferenze.
Inizia così un gioco che è possibile vincere solo se si possiedono doti, caratteristiche e competenze particolari, tutte necessarie a restituire il risultato atteso.
Sono le doti accessorie che nella professione che svolgo evitano di far pesare le frustrazioni più delle soddisfazioni, sono queste le doti che spostano l’ago della bilancia verso quello che conta veramente, sono questi gli strumenti che servono per completare la missione.
Per te acuirò le mie conoscenze e competenze.
Per te sarò sempre positivo e coinvolgente, entusiasmo e motivazione non mancheranno mai, sarò sempre sorridente e sincero.
Per te metterò in campo le migliori forme comunicative, per presentarti le soluzioni scelte e per farmi comprendere senza fraintendimenti.
A te mostrerò adattabilità e capacità, perché so che il percorso spesso può riservare sorprese ed imprevisti che esigono flessibilità.
A te mostrerò capacità di risoluzione del problema e fornirò la migliore soluzione, conforme ai miei principi e alle norme, le uniche in grado di condurre ad un risultato concreto.
E’ un lavoro che svolgeremo insieme, sarò il giocatore che hai scelto di mettere in campo per vincere una partita importante.
Sta per arrivare il fischio d’inizio, ti saluto e ti invito alla lettura del mio prossimo post.
Alessandro.