Siamo sempre in due, ma anche in tre

Siamo-in-due

Siamo sempre in due, ma anche in tre.

Vivere, lavorare, svolgere qualsiasi attività, implica una serie di inconsapevoli operazioni, una serie di atti che richiedono una coordinazione straordinaria.

Immaginiamo un’attività particolarmente pericolosa, che implica conoscenza, preparazione, competenza.

Occhi impegnati nella lettura di una procedura, pronti ad immagazzinare immagini da trasformare e convertire, il cuore, che senza sforzo consapevole pompa sangue, linfa vitale per il nostro cervello e per i nostri muscoli.

Il nostro è un sistema complesso e coordinato, fa il suo lavoro “senza sforzo consapevole” e lo fa in modo straordinario, sa quello che deve fare, assolutamente senza pensarci.

Non abbiamo imparato a far battere il nostro cuore, non abbiamo imparato a respirare, tutto è avvenuto senza sforzo consapevole.

Nel lavoro il processo che dobbiamo mettere in atto è molto simile, ma non uguale.

Utilizziamo tutto il nostro corpo per fare cose straordinarie, di fatto incompatibili con la natura umana, cose per le quali è necessaria l’elaborazione di una serie impressionante di informazioni.

Prima di compiere un’attività, abbiamo bisogno di riflettere sulla serie di azioni da mettere in atto, la nostra mente deve dare istruzioni al nostro corpo, deve dirgli esattamente cosa fare.

Deve dirgli quale attrezzatura prendere, quali dispositivi di protezione indossare, come muoversi all’interno di un ambiente particolare, dove appoggiare la scala,  come muovere i piedi, dove trovare un appoggio sicuro una volta arrivato in quota.

La testa ordina, il corpo esegue, il resto è una gestione coerente e coordinata, durante l’esecuzione dell’attività le informazioni in ingresso saranno recepite, raffinate, elaborate e messe in atto.

C’è però uno sforzo da compiere, uno sforzo consapevole che richiede impegno, energia.

Ci sono cose che l’essere umano deve necessariamente imparare, non può farne a meno.

Decidere cosa imparare, da chi, e a che scopo utilizzare determinate informazioni sarà fondamentale nel processo di soddisfacimento dei bisogni dell’individuo, faciliterà il raggiungimento dell’auto-realizzazione. 

L’apprendimento, nella sua forma elementare, si ricollega al “feedback”, a ciò che associamo come risposta, ad una particolare domanda, ad un input.

Se ho un dolore, assumo un farmaco, aspetto che faccia il suo lavoro, che manifesti i suoi effetti. Se otterrò il risultato atteso, continuerò a prendere quel farmaco ogni volta che avrò quello stesso problema.

Se otterrò un risultato diverso, non desiderato, inevitabilmente proverò qualcos’altro, cambierò farmaco, soluzione, strategia.

E’ chiaro, il feedback guida l’apprendimento.

Gli esseri umani in sostanza hanno bisogno di capire cosa imparare, cosa considerare e cosa scartare, un processo è fortemente condizionato da numerose variabili.

Il mondo del lavoro è pieno di esempi, è nostro compito riferirci a quelli che ci permettono di riflettere sul sistema e correggere o modificare un particolare comportamento, in modo particolare quelli “sbagliati”, lesivi.

Siamo in due, anzi, in tre.

Diamo la giusta importanza ai nostri desideri, quelli che partono dal cuore, cosa desidera realmente?

Traferiamo questo desiderio al nostro cervello, perché elabori le strategie di intervento, perchè ci indichi le migliori, ed infine ascoltiamo la pancia per conquistare fiducia, per prendere coraggio e raggiungere l’obiettivo con maggior determinazione.

Il cambiamento passa inevitabilmente attraverso una fase di allineamento, i dati di input sono rappresentati dallo stato di partenza, il percorso verso l’obiettivo ci impegna a ridurre ed eliminare ostacoli e interferenze.

Il risultato di un ragionamento a “Tre Cervelli”, quello del Cuore, quello Encefalico, la Testa e quello dell’intestino, la Pancia, implica un grande impegno, equilibrio, restituirà più dell’obiettivo desiderato, condurrà ad un risultato emergente inatteso che sorprenderà.

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