La cultura del rischio e la leadership

Leadership

La cultura del rischio e la leadership

Le teoria che pone al centro del sistema l’individuo, sempre e a prescindere, è unica ed incontrovertibile.

Ogni risultato, ogni conseguenza,

dipenderà dall’azione di un essere umano.

Gli infortuni mortali si susseguono senza sosta, a perdere la vita sono uomini e donne, padri e madri di famiglia, ragazzi e ragazze giovani che lasciano un vuoto incolmabile.

L’esperienza accumulata nell’ultimo ventennio, giorno dopo giorno, negli ambienti di lavoro, nei cantieri, a contatto con tantissimi lavoratori, mi conferma che c’è ancora una parte della società incline al raggiungimento di obiettivi professionali puntando sulla cultura del rischio.

Tante sono le organizzazioni che si “vestono” di sicurezza e che vogliono mostrarsi conformi, ma che in realtà non fanno altro che confermare uno dei più antichi detti del mondo … “l’abito non fa il monaco”.

Valutare il livello di cultura della sicurezza di un’organizzazione, esclusivamente dall’esame della documentazione prevista per legge, lascia spesso più che soddisfatti.

E’ l’operatività in campo la vera cartina di tornasole, la prova unica di coerenza tra il dire e il fare.

Ma facciamo un attimo un passo indietro.

La nota rappresentazione piramidale di Heinrich, che pone al vertice un evento fatale, 29 indicenti minori sotto e alla base 300 mancati incidenti, ha la presunzione di affermare che quasi la totalità degli incidenti è da attribuire alla decisione dell’uomo di eseguire una “azione non sicura”.

Sulla scorta dei 300 mancati incidenti e trecento azioni insicure, che hanno condotto comunque all’obiettivo, purtroppo, credo si sia sviluppata una tossica propensione al rischio.

La Cultura della Sicurezza, cosi come la Cultura del Rischio,

sono fortemente caratterizzate dal comportamento umano.

I risultati dimostrano che le azioni incoerenti e i comportamenti errati, insicuri, sono le cause principali di accadimenti tragici.

Promuovere la Cultura della Sicurezza non equivale a combattere la Cultura del Rischio, contro quest’ultima c’e bisogno di ben altro.

Questa cultura antagonista ha caratteristiche inconfondibili, mancanza di consapevolezza, conoscenze limitate, superficialità ed eccesso di confidenza, sono solo alcune delle più note.

E’ necessario lavorare sugli individui e sulla loro personalità,

sulla gestione delle relazioni e sulla condivisione.

Lavorare sul Saper Essere, ancora prima che sul Sapere e sul Saper Fare, è probabilmente la prima azione da intraprendere.

La costruzione di un modello di leadership personale,

e l’identificazione delle competenze, aumenterà i comportamenti sicuri e responsabili.

Ma purtroppo, spesso, i comportamenti pro-safety restano pura teoria, basta poco perchè semplici distrazioni o inganni mentali devino un approccio decisamente conservativo verso se stessi e verso gli altri.

Insomma, la sicurezza prima di tutto, ma… bisogna pur lavorare.

Ed ecco che la cultura antagonista torna a primeggiare, impedendo la crescita e lo sviluppo di una cultura positiva, che affonda le sue radici in qualcosa di solido e profondo.

I segnali più forti di sviluppo di una cultura della sicurezza emergono dalla conoscenza, dalla diffusione e condivisione di dati ed informazioni, dalla promozione dei flussi informativi.

Impedire o limitare queste azioni, perché viste come una minaccia o un’interferenza, come pretesto per prevalere o prevaricare, è decisamente un grande errore.

Oggi, molto spesso, la collaborazione e la condivisione sono percepite come un intralcio, quindi vengono messe da parte o esercitate con fatica, gli ambienti di lavoro sono luoghi in cui i rapporti interpersonali sono solo di facciata, limitati al minimo indispensabile.

La potenza di tutte queste forze antagoniste, pesa moltissimo sui processi di crescita individuale e collettiva, induce le persone a non fare, a non agire in ottica preventiva, piuttosto, ad agire contro ogni sano principio e contro la legge, rassegnate o convinte che comunque “tutto andrà bene.”

Ai datori di lavoro, ai dirigenti, ai preposti e ad ogni singolo lavoratore, è affidata una grande responsabilità, lavorare affinché la cultura del rischio non prevalga e prenda il sopravvento.

Auguro a tutti di trovare la spinta al cambiamento, di identificare gli ostacoli e rimuoverli.

Come leader abbiamo la responsabilità di migliorare, per noi stessi e per coloro che guidiamo.

Alessandro Medini.

 

 

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